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GUCCIONE    SANTO PAOLO

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SANTO PAOLO GUCCIONE È NATO A GRAMMICHELE (CT) DOVE VIVE E LAVORA. HA INSEGNATO ARTE APPLICATA PER L''ARREDAMENTO DAL 1967AL 1996, PRESSO L''ISTITUTO REG D''ARTE "RAFFAELE LIBERTINI" DI GRAMMICHELE,DAL 1971 AL 1975 HA DIRETTO IL CENTRO D''ARTE "NUOVO SUD" A CALTAGIRONE. E'' PRESIDENTE DELL''ASSOCIAZIONE ARTISTICO CULTURALE " ESARTE" DI GRAMMICHELE. SUE OPERE FIGURANO IN IMPORTANTI COLLEZIONI PUBBLICHE E PRIVATE IN ITALIA E ALL''ESTERO.
Santo Paolo Guccione “… le sue opere, quanto meno, si prestano ad una immediata interpretazione, toccando acute emozioni, proprio della gente di Sicilia…” Pier Arturo Sangiorgi La linea melodica e sottile del suo disegno, appena tracciata,traspare sotto l’accentuata plasticità delle figure. Questa forza rappresenta una valida dimostrazione dell’acutezza con la quale esegue i suoi lavori,perché in questi è evidente una malcelata sofferenza alle usure stilistiche. Sovente intende dimenticare il tessuto culturale per immergersi in un mondo creativo dominato da emotività e da infinite sensazioni. Le figure, tracciate con disegno sobrio e compito con una tecnica particolare in cui sono totalmente estranei qualsiasi tipo di colori, danno ad ogni immagine un profondo equilibrio. Quale sia l’estro, quale la solidità morale, quale la poesia sottile, quale la tecnica temeraria e brillante, poco importa, resta certo che la grafica di Santo Paolo Guccione spicca per una profonda coerenza che riunisce la razionalità della prospettiva alla razionalità degli sfumati. Concludiamo affermando che questa sua arte non indica una tendenza definita, ma riassume piuttosto quelle innovazioni e quelle idee che, pur essendo singolarmente alla base del suo operato, rimangono, al tempo stesso, caratteristiche dell’arte moderna. Pier Arturo Sangiorgi Direttore “ Il Cavalletto “ Milano Santo Paolo Guccione, scultore grafico e pittore, propone una rassegna di opere ben coordinate Che danno una visione chiara di armonia e di equilibrio, collocandosi in uno spazio senza tempo. La compostezza della grafica segnica e delle sculture, delinea una relazione di estrema coerenza tra le opere e l’ artista, il cui tema costante è la donna: casta-o sensuale,di armoniosa semplicità ed immediatezza così da recuperarle una realtà suggestiva con incantate soluzioni acutamente simboliche. Una magica dimensione è la sfera in cui opera l’artista:valori e tradizioni, calati profondamente in un clima di sapore mediterraneo, portano il suo discorso artistico ad una caratterizzazione e ad una forma precisa di stile con soluzioni grafiche dal segno limpido e sculture realizzate, anzi create,in modo singolare. L’artista, dotato di una spiccata originalità e capacità,racconta di se stesso: tante delle sculture in legno nascono durante le mie passeggiate nei boschi e negli uliveti della mia Sicilia; la natura stessa dell’ulivo mi da l’idea, la linea, la forma e tutto quanto possiede una mia scultura. Io non faccio altro che togliere e modellare un tronco, sempre da me scelto,fino a quando non raggiunge ciò che io ho visto al momento in cui l’ho trovato”. Importante questa ricerca d’identità che sollecita una realizzazione la quale emerge e si sviluppa in una libertà espressiva che, pur mantenendo intatto il concetto di base,conquista ed evidenzia la sostanza artistica. Seguendo un percorso cronologico, Santo Paolo Guccione, si presenta a noi con un ricco bagaglio di esperienze artistiche e una vasta serie di mostre personali viste in modo molto lusinghiero da affermati critici. Franca Capra Secchieri Delicate anatomie affioranti da veli colati sopra una fusione avviluppata in animazioni impresse da lievi rotazioni di corpi morbidi, scolpiti dentro spazi di sensualità ancestrale,di purezza. Tema dominante è la donna, simbolo e origine della vita e della natura, nel gesto perpetuo della maternità: momento di sintesi felice di tutte le verità degli uomini. Nell’oceano silente di pace dei volti senza tratti, c’è pure una forza oltre la forma, che attrae le sensazioni verso l’inesprimibile: una quiete che protegge, un’approdo sereno. Le sculture sono in legno e in terracotta patinata a freddo e tutta la dolce maturità che esprimono rappresenta il livello più genuino e lirico dell’artista incontaminato: un Santo Paolo Guccione con l’anima di un ingenuo, grande figlio della terra calda e generosa di Sicilia. Michele Inzirillo Santo Paolo Guccione Non è questa l’occasione più adatta per definire il rapporto tra grafica e pittura, rapporto che, via via, sta assumendo nuove forme d’interesse che nella cultura artistica moderna si intersecano. Guccione si esprime aderentemente alle esigenze della nostra società stilizzando in una compatta sintesi i soggetti che predilige. Lo potremmo definire un teorico della pittura poiché egli affida le sue risorse essenzialmente al disegno,alla struttura armonica delle linee creando un’architettura olastica, principalmente frontale. Nelle sue creazioni non si intravedono momenti dispersivi ma tutto il contesto dell’opera e fine a se stesso, teso a cogliere l’elemento reale nella sua essenza assolutamente sfrondato da ogni orpello. Egli ristruttura il soggetto con metodica precisione ed immediatezza poiché non gli è concesso- a differenza dei pittori veri e propri-di poter inseguire lentamente le percezioni temporali e psicologiche dell’oggetto analizzato. Nelle opere di Guccione non cè possibilità di indagine dilazionata nel tempo;alla ispirazione corrisponde un’immediata riproduzione sintetica e stilizzata. Egli coordina con estrema efficacia la stimolazione che proviene dall’esterno con la stesura grafica. Nei paesaggi, nei nudi,( soggetti che l’artista predilige) si intuisce un particolare rapporto fra creatività e concettualità,rapporto logico, analitico teso a dare un significato di immediatezza. Nella grafica e nel disegno di Guccione c’è la subitanea interpretazione della realtà vissuta ad un livello meno emozionale,sicuramente più razionale ed aderente alla vita dell’uomo odierno. Bruna Barbieri E’ la forza della natura che appare emergere dalle opere di Maria Teresa Matraxia e Santo Paolo Guccione. Nella prima per le vie dell’acqua nel cui seno tutto trova vita e linfa per rinascere, nel secondo come energia aggregante che si sprigiona dai legni contorti i cui grovigli si compenetrano e si abbracciano. Maria Teresa Matraxia fa dell’elemento acqua il punto di riflessione per realizzare delle composizioni che tendono spesso al monocromo, sviluppando gesti e toni di azzurro che sfuma,che si aggruma e si scioglie in marine impetuose, sempre in movimento,vibranti e intense anche quando il mare sembra distendersi in un’apparente calma serenatrice. Lo stesso paesaggio circostante al mare e quello che compone gole che digradano, sembra perdere la sua solidità, realizzato a gesti di pittura che non delimitano, ma si compenetrano in impalpabili sequenze tonali, che finiscono, nella composizione,col farsi acqua. La materia-colore non è usata per descrivere ma per dare emozioni, per creare suggestioni dal forte impatto visivo. Sottende una simbologia garbata che sottolinea un approccio spirituale che l’artista intrattiene con una natura che è madre, bellezza e fonte inesauribile di vita. Santo Paolo Guccione realizza attraverso la scultura le stesse suggestioni della moglie utilizzando figure che si abbracciano,si compenetrano,divengono un tutt’uno attorno ad uno stesso nucleo formale. La natura detta quasi le sue figure che sono parti di legni, di radici contorte, esse stesse appaiono attratte da una forza che le tiene saldamente unite e si dispongono in composizioni che tendono a svilupparsi verso l’alto attraverso un movimento che le rende sinuose e snelle. A volte è la stessa materia a suggerire formeed equilibri, ma l’artista è pronto a cogliere i suggerimenti e ad andare oltre,sia sul piano dell’invenzione che intenzionando ogni rapporto formale di precisi contenuti simbolici. Per cui le opere finiscono con l’essere,oltre il gioco delle forme e delle masse in movimento,dei valori di profondità e superficie,grandi allegorie che trovano significato nell’indagine umana e sociale. Il tema della maternità ricorre spesso nella sua ricerca e le figure che si abbracciano suggeriscono gesti di tenerezza e amore come le marine di Maria Teresa il colore mantiene una crudezza, simbolo di una purezza originaria,non è leccato ma è dato per amoie impressioni,allo stesso modo Santo Paolo tratta i legni caricandoli di segni e di una leggera ruvidità, lasciando a volte vedere i colpi di scalpello, e parti naturali della materia che trivano un naturale equilibrio all’interno della composizione. Due forme d’arte distanti fra di loro, ma che evocano messaggi, significati che disegnano una visione del mondo e delle cose tendente alla liberazione del vero senso della vita, della natura e dell’amore. Franco Spena Santo Paolo Guccione: Con le sue sculture lignee ha voluto “sposare” essenze primordiali con figurazioni stilizzate, dove la presenza del sacro e della famiglia è posta al centro di gravità della sua inarrestabile ricerca dell’eterno. Giuseppe Leone I Presepi di Santo Paolo Guccione: Se ti imbatti, magari per caso, nelle opere di Santo Paolo Guccione, resti ammaliato perché è come se sfogliassi un libro della natura. L’artista infatti, lavora,con indifferente facilità, la pietra,il legno, il ferro, il plexiglas e quant’altro il suo occhio attento,sa scoprire negli anfratti della natura, fra i rami secchi e scheletriti dal vento e dalla pioggia che puoi trovare in campagna,nei boschi e sulla riva delle nostre spiagge. Santo Paolo, li guarda, trae da essi l’ispirazione e così gli informi arbusti diventano, modellati dalle sue mani, opere di palpitante vitalità. E cosi il legno, macerato dalle onde e dalla salsedine del mare, diventa una elegia alla nascita del Creatore, la selce, pietra dura e difficile da modellare,racchiude in se i personaggi classici del presepe cristiano.Guccione però,non mortifica la natura anzi,la esalta perché senza stravolgerne le caratteristiche e le forme, ne fa delle stesse opere di vibrante vitalità. Il ferro e le figure stilizzate che l’artista modella,d’apprima ti sembrano figure astratte ma se ti soffermi davanti ad esse, scopri che dietro quegli esili fili di ferro ci sono,quasi in carne ed ossa, i personaggi del presepe. La pietra lavica, il basalto,il marmo e la semplice pietra arenaria, pur conservando la loro originalità nelle pieghe, nei colori e nelle sfumature,diventano, grazie alla capacità interpretativa dell’artista,dimora di figure che anche chi di arte è digiuno riesce a capire e perfino a spiegarsi. Nasce così la raccolta di presepi sparsa in collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero. Nuccio Merlini La produzione più recente di Santo Paolo Guccione, offre all’osservatore degli elementi nuovi rispetto al passato: elementi che comunque esaltano, anche se in modi diversi, la mal sopita vitalità e la sanguigna passionalità dell’artista. Dai gruppi scultorei affiora una maggiore coralità e una attenzione più accentuata alla cura delle forme,che offrono una certa plasticità e armonia, segni di nuovi equilibri che rappresentano l’aspetto più maturo dell’artista. Si fanno evanescenti gli echi della caparbia ricerca della vita rappresentata dalle figure femminili del primo periodo; lì, in quelle opere, era predominante il contrasto che emergeva dalle tinte forti e definite;immagine dell’incontro-scontro con una realtà attraente ed ostile ad un tempo. Ora l’autore ripercorre in qualche modo il suo passato. Si volge indietro e ripercorre la sua infanzia, la famiglia, la donna che è diventata madre. Figure ormai a tutto tondo, che incedono in un dinamismo composto e quasi solenne, figure che tendono sempre più verso l’alto, anche se le madri delle maternità si curvano ancora sui figli con gesto protettivo, e questi formano sempre un tutt’uno con le madri. Credo che in un periodo di crisi di valori, che ha investito anche la famiglia, queste opere ci offrono spunti di riflessione forti e profondi. La sua tecnica è particolare, le sue figure non hanno un volto definito, esse vogliono essere il volto dell’uomo! Un uomo proteso alla ricerca di se stesso, del proprio mondo, alla ricerca delle proprie radici,del suo Creatore. Che sia legno, argilla o pietra, le sculture di Santo Paolo Guccione cantano la vita, una vita semplice e dura-ad un tempo, una vita però in cui non si è mai soli, c’è sempre una madre; è la madre che tanti artisti in mille modi hanno cantato e invocato, in lei Guccione scorge la nostra terra, la nostra Sicilia!. Santo Paolo Guccione fa parte di quella nutrita schiera di figli che mostrano l’amore per la propria terra attraverso le espressioni più genuine e pregnanti di cui ogni madre si può onorare. Giuseppe Manzella UN’ARMONIA ESSENZIALE Che usi il legno, il marmo oppure la ceramica per le sue sculture. Santo Paolo Guccione riesce sempre a dare una proiezione plastica alle figure dal tratto armonico e preciso. Le figure, specialmente quelle femminili, emanano una sensualità particolare, rispettose come sono di quelle linee ascensionali che servono ad allungare la visione dell’insieme e a dare un’ulteriore brillantezza all’immagine. C’è un composto dinamismo nel procedere delle curve e nel gesto; c’è un tutt’uno tra la coralità del messaggio e la plasticità del frasario gestuale. Ciò spiega il motivo per cui in Santo Paolo Guccione si ritrovano elementi sognanti, risvolti mitologici e richiami all’oggi. Su tutto sembra quasi troneggiare il “ Perché? “ che da il titolo al crocefisso in ulivo e buganvillea; un perché fatto di storia d’ogni giorno, di dubbi, di affetti che si sbriciolano, di sentimenti che, ossessivamente, finiscono preda del compromesso. Ogni figura si presenta con un volto non ben definito, quasi a voler celare un po’ la paura che abita all’interno di ognuno di noi. Ogni figura, al tempo stesso, ha la capacità di emanare un fascino del tutto particolare. E’ sufficiente,per rendercene conto, osservare la silhouette di “ Ecuba” oppure quella di “ Andromaca ed Astianatte “: entrambe sono rese in maniera totalizzante e dando spazio ad una gestualità che fa dell’essenziale il suo marchio caratteriale. Forza, movimento,sintesi,plasticità, armonia…: questi sono gli ingredienti che si accompagnano alle creazioni scultoree di Santo Paolo Guccione, un artista che sa dare profondità alle allegorie e purezza espressiva alla materia. Un artista dunque, a trecentosessanta gradi. Da Atlante Italiano dell’ Arte ( A. Carello Editore) Esimio Signore. L’arte trascende sempre l’artista che la crea e sempre dice di più e diverso di quanto aveva in mente il creatore nel suo progetto iniziale. I mortali, come li chiamava Omero, riescono a creare una bellezza tale che, per essa, riescono, sempre timidamente e con tremore, pure arditamente, ad appropinquarsi alla lontanissima e mai raggiungibile Bellezza Assoluta di Dio Amore. Gesù, predicando, citava : “ Voi siete Dei” e “ figli di Dio” ! Ma questa non è superbia, anzi è preghiera che scala le montagne della protervia umana e, per un impervio e difficile cammino, s’inerpica verso l’alto sempre più alto. E’ la sfida di Dio all’uomo e dell’uomo a se stesso, nel grido assoluto che solo Dio incarnato può gridare al mondo della fragilità e dell’effimero: Siate perfetti, come perfetto è il Padre vostro che sta nei cieli”. Di sua iniziativa, ha voluto regalare alla parrocchia di S. Luca in Caltanissetta una sua opera, tra le tante belle esposte nella rassegna di pittura e scultura che si è tenuta, come ogni anno, in occasione della festa di S. Luca, dal 18 al 20 ottobre 2002. Con la presente lettera intendiamo ringraziarLa, assicurando che l’opera sarà esposta alla fruizione dei fedeli e tenuta nella migliore considerazione. Si tratta di un pannello di cm 200x cm 60, che, per contenuto e forma, sembra riprendere alcune sculture di stampo medioevale che si ammirano nelle facciate delle cattedrali tardogotiche francesi. Il pannello contiene quattro figure di ceramica. A quest’opera preferiamo dare il titolo di “ Ascensione “. Campeggia nella sua centralità la figura corporea del Cristo rivestito d’abbondante panneggio che, anzicchè appesantire, quasi lo snellisce. Cristo entra nella luce dorata, spazio sottolineato dal tondo dorato, edizione più moderna dell’antico spazio mandorlato di medioevale e rinascimentale memoria. In alto a sinistra un angelo precipitato ad accogliere, nel sue estremo sbalordimento, la natura creata del Creatore Increato,elevata a sublime altezza. Giù sulla terra due indistinguibile misteriosi personaggi, quasi sbaragliati, uno dalle Incontenibili braccia allargate e l’altro a mani giunte, confusi dalla visione di tanto mistero. Fanno pensare a quella terribile scena dell’Antico Testamento quando il profeta Eliseo vide il suo maestro ed amico, il profeta Elia, rapito verso su un carro di fuoco.” Padre mio! Padre mio! Oh carro con la sua cavalleria!” gridava Eliseo. Il pannello ricorda anche il titolo di un’opera di S. Bonaventura “ Elevati mentis in Deum “ anzi, diremo noi “ Elevatio mentis et corporis in Deum”. Peccato che il pannello sia di vile multistrato. La tentazione fu di suggerire un più costoso pannello di marmi assemblati alla maniera classica d’Atene e di Roma. Ma a pensarci bene forse è meglio così. D’altronte quale materia più nobile è eterna? Il rame? Il bronzo? Noi siamo nel mondo dell’effimero, del “ panta rei” del “ tutto passa”: anche l’arte, che pure risica l’eterno e universale. Distintamente ,suo Il parroco di S. Luca Sac. Giuseppe Adamo

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