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MENDOZZA    MARIO

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Mario Mendozza. Alla ricerca dell'umanità figurabile a cura del Dott. Prof. Lidia Reghini di Pontremoli docente all'Accademia di Belle Arti di Roma, storico e critico d'arte. Il realismo di Mario Mendozza oltrepassa la lezione dei grandi maestri dell'ottocento italiano per ricercare una propria visione intima e a volte nostalgica del mondo e delle cose. Inutile cercare riferimenti a fatti o citazioni artistiche del passato : l'opera di Mendozza i muove autonomamente seguendo le felici inclinazioni di uno stile personale e personalizzato laddove il richiamo ad un certo classicismo è soltanto una memoria lontana, soppiantata da lavori spaziali e dinamici più immediati. Questo fa sì che ogni immagine, ogni frammento – tanto nella scultura quanto nella pittura – rappresenti la completezza e l'unità di un universo a sé stante dove irrompono gli odori e i colori di una cultura mediterranea mai sopita. Ogni opera sembra possedereuna recondita progettualità : Mendozza architetto delle grandi superfici, dei vasti piani cromatici e pittorici, riesce a trasmettere immutato lo stesso valore narrativo, epico e musicale anche ai grandi gruppi scultorei dove l'espressione è realtà e mai maniera, urlo lacerante delle contraddizioni proprie dello spirito umano. Artista che ama le sfide : Mendozza sfida con la durezza della materia innanzitutto, con le dimensioni monumentali dei suoi gruppi di figure dove l'identità di ogni personaggio viene immediatamente restituita dall'indole della sua inclinazione umana e psicologica : in pittura, come in scultura, nei busti, ad esempio, l'artista non tradiscei lo stato di sottile inquietudine del personaggio o la sua intima gioia; è come se l' artista riuscisse per un attimo a fermare il tempo catturandolo per eternare l'attimo dello scorrere della vita. Se nella pittura i personaggi senza volto richiamano ad un anonimato universale divenendo apoteosi dell'uomo senza identità, così vicino ad ognuno di noi, nella scultura l'esasperata contorsione delle linee rende immediatamente evidente la portata psicologica, mentale e morale del personaggio ritratto. E l'artista incide, scava nella materia estremo di far emergere il fantasma di un immaginario reale : far affiorare la divina mimesis di quell'essere che è disposto a perdere il carattere proprio di un'opera d'arte per divenire umano tra gli umani. Mendozza è figlio della sua terra : nel suo genius loci pittorico vengono riassunte e tradotte infinite geografie ambientali e naturali. Ma Mendozza è anche quell'artista completo che sa fuggire dalle tentazioni statiche proprie dell'oggetto–pittura e dell'oggetto-scultura. In ogni suo lavoro si avverte il fremito di una carne viva e pulsante che preme sullo strato della superficie per uscire allo scoperto. Ci troviamo di fronte adelle qualità narrative ed essenziali e di un'arte totale, mentale che ha bisogno di vivere non nella dimensione “chiusa” di un museo, di una galleria, ma piuttosto di relazionarsi con il mondo, irrompere nella banalità del quotidiano attraverso il grande gesto della pittura o della scultura. (luglio 2004)

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