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La ballata delle rose

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La ballata delle rose

Autore: cristian liberti
Genere poetico: classico
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

E venne a me la prima rosa rossa la più splendente e di ciglio assai vezzoso e fatta si superbia con la sua presenza mi rinchiuse in un circolo vizioso Mai patiti cenni di malinconia mai sospiri quando ella era il mio cospetto facendomi forza della mia mania di veder chiunque chinarsi al mio petto. E venne a me la seconda rosa rossa che delle altre sembra la più vitale e presomi di soppiatto per la gola mi distrasse da qualsiasi altro male ah sublime abbandono del gusto senso impercettibile piacere del tutto e del niente lasciandomi dimenticare quello che penso e liberando di tutto la mia mente. E venne a me la terza rosa rossa furiosa crudele e dall'animo egoista e racchiuso il mio essere nell' irragionevole mi fece perdere anche la vista Animalesco irrequieto crudo istinto che mi rese mai domo è sempre teso che giammai mi mutò in vile e vinto, ma spesso mi rese debole e indifeso. E venne a me la quarta rosa rossa passionale e dal tono ansimante Mi rese schiavo dell'istinto primordiale di perdermi tra le gambe come un grande amante. qual bisogno generata al fervore? Mai tal disio venga per ognun represso affinché si generi oltre il core quello strano istinto verso il gentil sesso. E venne a me la quinta rosa rossa malefica, spietata opposta alla gioia e facendomi guardare tutto con il disprezzo e calando il mio cuore nella terribile noia. e venni meno nel normalmente interessante agendo di sfuggita e senza ritegno sentendomi sulla terra uno stupido passante e pagando alla mia vita il più inutile pegno. E venne a me la sesta rosa rossa che mise tra le mie mani un grande potere, quello di accumulare e totalmente ignorando, stupido e pensando di poter godere. Anche se sentivo proibita la vita, avendo angoscia del futuro, arretravano sempre più le mie dita ed il mio aspetto era sempre più cupo. E venne a me la settima rosa rossa che tra le altre non provoca piacere dovendomi nascondere per chi non fa trasparire il mio stato, come di chi va a morire. Assillato da desiderio di trionfo, volendo essere sempre vincitore, non curandomi di qualsiasi tonfo e delle gesta da vile gladiatore. Ma venne a me, anche se par strano un ottava rosa di colore assai diverso e calando dolcemente la mia mano, mia abbandonai al suo piacevole universo. Le mie cellule sprizzavano sincerità e mai un tentennamento, mai una bugia, senza dover ricorrere a nessuna velleità o all’egregio studio della citologia.

Ti scrivo

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Ti scrivo

Autore: Marco Valtulini
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento: Amore impossibile
Data: 2017-08-27
Voto della critica letteraria: 0

Ti scrivo, ma tanto tu non leggi. Ti parlo, ma non puoi ascoltarmi. Ti sorrido, ma non mi vedi. Ti penso, in silenzio, ma che rumore nella mente. Amo, sapendoti tutto eppur niente, astrazione perfetta ma amata nel tuo imperfetto. Pensami e sognami se vuoi, Io resterò quel poco che sono: immenso nella mia pochezza. E se ancora sbaglio insegnami e correggimi.... Non leggi? Non senti? Non parli? Non sei come credo? Non sono ciò che credi? E quindi ciò che cerchi? Chissà. Eppure io ti amo, a modo mio. La tua immagine evoca emozioni, come un dipinto lascia stupefatti. Io spettatore, tu artista che nella stessa tela vivono mondi diversi. Che vuoi che sia... Trapasso la tela verso il meglio di me.

ETERNI RICORDI

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ETERNI RICORDI

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Non mi piace il convulso deflusso di parole e predicati verbali tra persone orfani di sentimenti. Non mi piace il distratto logorio di sorrisi astanti tra anime incerte ed inconsuete. Non mi piace la propulsa forza distruttiva di coloro che vogliono a tutti i costi essere. Non mi piace lo sconcertante proibizionismo della morale costruita su concetti paterni. Non mi piace l’andirivieni di emozioni che si basa su istinti ininfluenti. Non mi piace la concupiscenza inclinata del maschio verso il dolce sesso. Non mi piace la meschina scrupolosità del calcolo per il tornaconto. Non mi piace il negligente oblio della sfera emotiva ed anche quella razionale. Non mi piacciono coloro che aboliscono anche piccoli cenni di dolci pensieri. Non mi piace il silenzio, ma quasi sempre mi soffermo a bere della sua essenza. Non mi piace accedere nell’introversa educazione di chi vive il proprio inconscio. Non mi piace una vita vissuta senza la smania del palpito del fragile cuore. Non mi piace la morte, ma ben venga, perché nel mio ultimo infinitesimo spazio di vita, mi godrò i miei eterni ricordi.

IL TENTATIVO

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IL TENTATIVO

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Eppur fui mesto a venir da te sfidando totalmente le mie paure, rincorrendo tutte le domande ed i perché. ed avendo effimere risposte, per niente sicure. Eppure il tuo primo sguardo fu giulivo ed intravidi per incanto i tuoi denti, la lingua mossa in quel modo così lascivo e le tue labbra con i tuoi dolci pentimenti. Eppur cercai di non far pressione quasi reprimendo il mio essere virile, cercai di distrarmi dal copione, rendendomi una comparsa poco utile. Ma poi mi accorsi che i tuoi occhi scendevano bassi e il tuo respiro profondo ed incostante. Eppur cercai di non solcare vecchi sassi, eppur tentai di essere un dolce amante.

VICINI E LONTANI

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VICINI E LONTANI

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Non gettare al vento le mie emozioni, pluralismo imperituro della mia vita anche se per te sono imperfezioni, tu razionale, tu triste, tu inacerbita. E possa un giorno io darti per davvero, il senso di profondo che porto dentro. Infinite sulla mia testa le emozioni caddero. E dopo? Dopo mi è rimasto il corpo sventro. Posi la mia mano rigida e tesa e giammai nessuno volevo oltre il mio corpo però a volte avevo anche io bisogno di una forte presa e sentivo sulla mia anima un usurpo. Mente, cuore e corpo non son mai congrui e di questo è difficile accettare il proseguo e quindi ti affliggi e ti adegui a quello che sarà un cammino ambiguo. Allor dunque ti sentirai un’anima persa afflitto e sconsolato il tuo pensare. Io grazie alla mia ratio sono emersa e forte e decisa non voglio più penare. Sono una donna che non sa amare sono un essere trafitto e ferito ho perso tanti anni fa il mio amore tu sognatore, tu superficiale, tu rintenerito.

Cerellino

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Cerellino

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Mista ad acqua la brillantina d’argento, su uno schiocco preciso di capelli, filo di dopobarba fin sotto al mento, gli occhiali per quarant’anni sempre quelli. Portava con fierezza il suo solito cappotto, con l’animo epicureo da ex boxer non l’ho mai visto conversare in un salotto, o meglio ancora, in uno squallido foyer. Una storia, nove eredi, una vita in volo, peripezie tra tanti mestieri per dare la dignità ai figli di un solo lavoro e farli sperare nel domani, volentieri. Basso, robusto a riflettere sulla dormiente fronte alta e sorriso da bambino, lui che sapeva stare in mezzo alla gente con i suoi racconti ed un bicchier di vino. Muscoli, vento, carattere, quercia, sole e tanti passi a solcare il suo destino quell’uomo che dava un peso a tutte le parole e solo per la statura, che lo chiamavano “Cerellino”. Il suo profondo credo era la benevolenza e disdegnava i miti ed i regali, aveva sempre addosso qualche scadenza o qualche piccole beghe legali. Quando, a volte, capitano strane voglie, o quando la notte, ci tiene svegli il suo pensiero era sempre per sua moglie e la sua provvidenza, i suoi figli. Un litigio, un alterco, una discussione, ma lui non parlava male neanche del nemico ma stava attento anche a chi faceva azioni buone e si batteva il petto, fingendosi amico. Valeva più un si, che un pezzo d’oro e riconosceva i meschini a prima vista, anzi ad evitarlo erano proprio loro, perché li avrebbe assaliti come fa una balista Muscoli, vento, carattere, quercia, sole e tanti passi a solcare il suo destino quell’uomo che dava un peso a tutte le parole e solo per la statura che lo chiamavano “Cerellino”. Lui lo chiamava il male brutto che un giorno se lo prese sotto braccio con dignità, anche se era distrutto, metteva la parola fine al suo canovaccio. Mancava già a tutti in quel giorno d’agosto con le persone che venivano da ogni fuori, nessuno dei presenti era nascosto, a testa alta anche i suoi debitori. E fu proprio in quell’attimo che rompe il tempo che capii che cosa era stato il suo fato: lavoro, sudore, sacrifici e nel frattempo fare del bene, ma quello disinteressato. Dopo tanti anni la sua mano ancora manca e forse ancor di più i suoi insegnamenti lui non aveva nessun conto in banca, ma gli interessi della sua vita ci giungono ancora come frammenti. Muscoli, vento, carattere, quercia, sole e tanti passi a solcare il suo destino quell’uomo che dava un peso a tutte le parole e solo per la statura che lo chiamavano “Cerellino”.

Vivere

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Vivere

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Cedendo a nord-ovest l’alta pressione lascia scivolare paure dal cielo nubi gonfie in lenta dispersione, e si sparge sul mio cuore un nuovo velo. Cade la pioggia, ma non bagna il mistero, resta asciutto quel che non credevo: io sono, io sarò, io forse ero. Mi resta l’attimo come ultimo tentativo. Passano gli anni, ma non i giorni se resti cocciutamente nell’obblio e rimani solo con i tuoi sogni notturni e nella solitudine, redigi il tuo bilancio. La vita non deve essere un interstizio di attesa, ma uno squarcio deciso e prepotente in avanti liberarsi di tutto ciò che pesa e vivere come solo sanno fare gli amanti. Non attendere quel giorno come una speranza perché con il tempo si trasforma in sconforto, fai della tua vita una primaverile danza non lasciare entrare in questo privilegio, il torto. Quandunque riuscirai a recuperare il respiro che fu per te il più immenso dono, capirai che la vita non è un raggiro e qualunque sogno non sarà lontano.

Entusiasmo

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Entusiasmo

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Ho indossato la maschera più bella, ho sognato di essere giullare, ho seguito soltanto la mia stella, la speranza di poterti amare Poi un giorno ho incontrato il mio destino e gli ho chiesto dove fossero i miei passi, feci luce con il mio accendino, ma erano stati del tutto rimossi. E restai barcollando nell’ombra e pensai di lasciarmi cadere, poi il cuore spariglia, quello che la mente non sgombra, d’improvviso, cominciai a volare. Cominciai a vedere tutto dall’alto senza ironia, dileggio e sarcasmo, non sentendo nessun peso dell’insulto, ma un mantello, enorme, di entusiasmo. E capii che quella era la strada come un bimbo la percorre di corsa, indossai velocemente quel bermuda quattro cose, scarpe comode e una borsa. Nel mio viaggio solamente fervore e da allora ero sempre a testa alta, mi sbagliavo, ma non avevo malincuore, mi sbagliavo, ma era giusto questa volta. Probabilmente aprire gli occhi stanchi è la più facile tra tutte le azioni, da quel giorno, neanche tu mi manchi, da quel giorno, penso sempre al domani.

La donna d'avorio

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La donna d'avorio

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Polvere di felicità dal suo sorriso, che appassiona il cuore di chi osserva: una luce incantevole sul tuo viso che si espande senza nessuna riserva. Odo di fondo un suono notturno e sento il mio corpo sempre più leggiadro, astratto mi appare tutto attorno, trovandomi immerso negli sprazzi di un quadro. Lei seduta soave sulle note, senza nessuna flessione il pentagramma vorrei sapere tutte le sue suonate amate e vivere con gioia qualsiasi dilemma. Non voglio staccarmi da questa visione perchè sento un senso di appartenenza nonostante l’apparire è stata come una collisione, ma subito dopo, quasi ad averne astinenza. Inutili parole forse sciamano sul concreto, perché lei esiste ed è vicino: di questa certezza mi sento più lieto, quasi come se avessi preso uno strano anodino. Fanno più effetto certe suggestioni che sono come una materna carezza, e trasformano quello che l’uomo chiama domani in una lunga e durevole certezza. Non ci si perde neanche nei particolari che nell’insieme formano un armonioso consueto, inevitabile dall’immagine viene fuori il semplice, senza l’affanno del segreto. Or lascio il momento scorrere e il senno apre le porte alla prudenza, la mia penna cade sul foglio, a latere: resta solo un’immagine per questa esistenza. Ma la donna d’avorio mi è seduta di fronte ed io astante resto di lei , più immobile. Si allunga il tempo, ed in questo durante una grossa speranza, come il mandorlo ad aprile.

Il bacio non dato

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Il bacio non dato

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Le parole sbiadiscono e si perdono come un tramonto di mezzo dicembre e si adagiano nel cuore sottotono per fare numero insieme alle ombre. Quando arriva l’amore noi siamo distratti: è solo un momento dopo che siamo sequestrati e quindi pronti a ridiscutere i nostri patti e quando ce ne accorgiamo, gli diciamo: “Eccoti”. Tutti i nostri sensi vorrebbero essere coinvolti, ma purtroppo resta fuori quello più importante e non si placano i nostri frementi sussulti sin quando non arriva quello sconfinato istante. Io ti sento, ti vedo, ti annuso e ti sfioro, ma manca la violazione del gusto come un frutto non ancora del tutto maturo in un secco pomeriggio di agosto Cosa può essere un amore senza bacio senza quell’unico tocco divino? Solo un pensiero ricorrente ed abitudinario e il suo spessore viene sempre meno. Non credo che ciò possa essere un concetto ed a voce alta e per sempre lo dico che solo questo è l’assunto perfetto. Un amore senza bacio è il più grosso rammarico.

L'Orlando inquieto

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L'Orlando inquieto

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Probabilmente mi chiamavano il furioso per il mio modo di vivere veemente perché il cuor mio batteva come un maroso, ma io cavaliere, volevo solo un mondo aulante. Sin da bambino sprofondavo negli orizzonti lasciandomi alle spalle il mio riflesso, volevo cavalcare il vento, oltre i monti, ma mi sentivo come un accento circonflesso. Allora decisi di indossare l’armatura specializzarmi nell’arte dei fendenti e la mia corazza non era assai più dura di quello che sentivo e si assodavano i sentimenti. E sempre più profondi i miei ribelli colpi soprattutto per quelli proclamati reggenti con i miei affondi lambivo il cielo oltre le alpi e i sostantivi ed i verbi sempre più ruggenti. Con il tempo conquistai coraggio e stima e la mia scia ebbe un durevole consenso la mia arma nera diventava acerrima ed in molti temevano il mio dissenso. Accecato da questo senso di distacco persi completamente la visione, la mia azione era sempre l’attacco ed il mio sangue, caldo di ribellione. E quando il riguardo non c’era più per nessuno apparve alla mia corte quella fanciulla il battito del mio cuore risultava invano e senza lei, l’anima aveva il peso del nulla. Divenne, unicamente, il mio pensiero e avrei distrutto in successione il mondo, solo di questo amore ormai ero fiero: il suo respiro era il mio comando. Ma ella mi sfuggiva sempre all’ultimo istante lasciando nell’aria solo la sua fragranza, io la rincorrevo, ma ella era più distante come in una buffa e strana danza. Angelica, Rinaldo, Ruggiero e Medoro cominciarono ad essere la mia ossessione ed anche se le mie gesta erano coperte d’oro io persi lentamente la ragione. E allora cominciai a confondere il sogno alla logica e perdevo il perimetro del tangibile smarrii il defluire della cronologia respingendo tutto ciò che era ammissibile Accecato nuovamente da quel senso rafforzato dal dolore del non piacere io mi racchiusi in un male intenso e sentivo il bisogno di giacere. Ormai inadatto per le genti ero etichettato come il bisognoso matto mi sentivo come la congiunzione altrimenti che unisce il vago all’astratto. Poi l’altruismo di un Astolfo qualunque permise di recuperare il mio senno il mio verbo nuovamente nacque sulla mia pagina, più nessun tentenno. E cominciarono di nuovo le mie imprese per me che ero l’incompiuto paladino, ma le mie emozioni restarono incomprese e tornai a guardare gli orizzonti, come da bambino. Ora le mie fatiche sono nella testa di tutti, ma io vago in eterno alla ricerca di quello sguardo i miei sogni non torneranno, sono distrutti: non volevo l’affascinante gloria, ma quell’amore beffardo.

MI manchi

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MI manchi

Autore: cristian liberti
Genere poetico:
Numero versi: 1
Argomento:
Data: 2016-09-19
Voto della critica letteraria: 0

Sei ancora qui con me e già mi manchi, come il buio alle stelle, come il temporale all’arcobaleno. Ogni parte del mio corpo vive e cresce vivendo l’emozione di poterti avere e grazie a questo sogno reale, che mai svanisce, io so che qualsiasi cosa potrei risolvere. Sei ancora nell’aria, quando sei appena andata via come l’odore della pioggia che ancora non bagna. La vera natura della complementarietà non si può spiegare a chi vive di progetti: in certi momenti vivi di precarietà e tutto ciò che non è lei, rigetti. Sei ancora padrona di tutti i miei sensi, dopo la tua assenza: qualcosa di ancor più immediato del mio pensare. Non sono io, in amore, la parte che si annulla, ma è tutto intorno il mondo che sparisce come spiegare al bruco, la metamorfosi in farfalla. Per lui è solo morte e non capisce. Sei già presente quando stai per arrivare, come la donna in grembo porta l’infante. Come vorrei sempre provare questa emozione, ma è come chiedere al sole di non calare: diventa buio e quella che era totale abnegazione sbiadisce in un senso accentuato di malincuore.

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